Sono passati più di trenta anni dalle ultime apparizioni dei CCCP e dall’ultimo album in studio.
Molte cose sono cambiate per protagonisti e anche per i fan, compreso chi vi scrive.
Sarebbe quindi inutile, se non ridicolo, pensare di essere ancora negli anni 90 senza che il tempo abbia segnato i giovani visi di allora.
L’approccio non può essere quello di allora. Tralasciando il lento “punk is dead”, però, si scopre che il sudore, le creste, gli sputi di allora non erano solo estetismi. Dietro quell’aggressività c’erano delle parole belle pesanti e cariche di principi inossidabili.
È con questo approccio che papà Lindo & Co., con la benevolenza del pubblico, si presenta in giacca e camicia sul palco inaugurale di Rock in Roma con la terza data del tour estivo dei ritrovati CCCP.
E fanno bene, i testi dei brani degli anni 80/90 mantengono, e in alcuni casi aumentano, la
potenza, la freschezza e l’attualità di allora. Messaggi pregni di significato e simbolismo che danno le scorze alla stragrande maggioranza dei rapperini che ci intasano di parole senza verità.
Lindo lo sa, ovvio, e allora ci invita tutti, con il suo stile, ad un rituale pubblico, sobrio,
epidermico e meditativo allo stesso tempo. I brani si susseguono pescando nel repertorio
evitando il senso cronologico.
Ci sono le hit più tirate (curami, io sto male…) per cui la pogata è d’obbligo, ma sono alternati con sapienza a brani riflessivi. Si arriva a momenti di preghiera pura (madre). Il pubblico, molti i brizzolati, comprende il percorso personale interiore di papà Lindo e canta, prega e danza assieme a lui nel III millennio.
Capelli bianchi, ma anche millenials. Chi di sua sponte e chi precettato dal genitore col passato da punk-a-bestia. Sembra addirittura di riconoscerne alcuni già visti nei campeggi di Arezzowave.
Il palco è essenziale, Lindo con il suo leggio, Zamboni alla chitarra, stop.
Un passo indietro i turnisti che con perizia post punk accompagnano e arricchiscono i brani in scaletta, il violino nobilita alcuni pezzi della rozzaemilia style. I percussionisti assistono impeccabili il duo.
Sul palco appare Fatur con i suoi artefatti senza senso apparente. Si muove, si sbatte, con
dignità di performer, ma a ballare è soprattutto la sua pesantezza fisica che ci ricorda con un pizzico di nostalgia cosa erano i CCCP negli anni 80.
Ma la scena è dominata dalla benemerita soubrette, ragazza allora, splendida donna oggi:
Annarella Giudici.
Con un guardaroba invidiabile che occupa la parte laterale del palco, è sempre in tema con i brani e musa ispiratrice dei presenti. Che sia coperta dal burqa (islam punk) o leggiadra danzatrice del ventre (radio Kabul), che sia mistica suora (libera me domine) o semplice flâneur di palco (oh!battagliero), è a lei che è demandato l’impatto visivo del concerto. È lei la sibilla che introduce i vari mood musicali.
Vi saranno anche gli assolo dei performer. Fatur introdurrà “Emilia paranoica” con due brani di Esenin in stile Carmelo Bene e tornerà con il “Vota Fatur”, Annnarella, invece si prende il palco per “Guerra e pace” e duetterà con Lindo in una sessantottina “Bang bang” (1966 ndr).
Un altro jolly inatteso sarà “Kebabtraume” ripescato dal repertorio delle origini e cantato da Zamboni, visibilmente impacciato senza la sua chitarra.
La serata si conclude con una catartica “Amandoti” cantata ad unisono da tutti gli artisti
schierati sul palco e dal pubblico venerante.
Il tempo è passato, le cose cambiano, ma le parole di ieri sono ancora potenti, non ci
sbagliavamo allora, non ci sbagliamo ora.
Sono convergenze stilistiche.
Charles Bievitz giugno 2024
(Luglio/Agosto 2024 – RoadtoRuin n.115)
- Sibilla
1 Depressione caspica
2 Rozzemilia
3 Tu menti
4 Per me lo so - Sibilla
5 Morire
6 Stati di agitazione (long edit)
7 Libera me domine
8 Madre - Sibilla
9 Maciste contro tutti
10 Oh! Battagliero
11 Valium tavor serenase
12 Conviene
13 Punk islam
14 Radio kabul (medley punk islam) - Sibilla
15 And the radio plays
16 Guerra e pace – (Annarella)
17 CCCP
18 curami - Sibilla
19 Emilia paranoica
20 Bang bang – (Annarella-Ferretti)
21 Spara jurij
22 Vota Fatur (Fatur)
23 Annarella
24 Per me lo so
25 Mi ami? Remiscelata
26 Io sto bene
27 Allarme
28 Kebabtraume – (Zamboni)
29 Amandoti – (tutti)
Giovanni Lindo Ferretti – voce
Massimo Zamboni . Chitarra
Danilo Fatur – artista del popolo
Annarella Giudici – benemerita soubrette
Ezio Bonicelli – chitarra violino
Luca Rossi – basso
Simone Filippi – batteria
Gabriele Genta – percussioni
Simone Beneventi – percussioni/tastiere
Mauro De Pietri – fonico
Alessandro Pasqualin – luci
Luca Brandini – scultore
Rossana Tagliati – sarta

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