Hate on Canvas live @Circolo Chaikana

Domenica 15 ottobre 2023, il freddo non arriva. Sembra di essere in una perenne estate, quasi fossimo in Sud America e non in Abruzzo. In un orario direi insolito (non ricordo l’ultima volta che ho visto un concerto alle 21) mi dirigo al Circolo Culturale Chaikhana, uno degli ultimi baluardi di “musica indipendente della provincia di Teramo”. Ho messo le virgolette perché proprio di questo si parla quando arrivo. Antonello, cantante e chitarrista degli Hate on Canvas si accende in una vigorosa ed affabile discussione con una coppia di amici provenienti da Ancona. Sono venuti dalle Marche appositamente per vedere il concerto. Vengo presentato da Antonello che nel frattempo si anima nel parlare del perché si continua a suonare, nonostante ai concerti ci sia sempre meno presenza, che ci siano band pronte a calarsi le braghe per “arrivare a destinazione” (potremmo dirlo in tanti modi) e così via. Andrei avanti di luoghi comuni e frasi fatte per ore ma mi fermo alla considerazione, per me sempre valida, che anche dopo tanti “anta” alle spalle il desiderio di suonare e di esibirsi non si estingue mai. Non ne possiamo fare a meno, non ne vogliamo fare a meno.

Dicevo il Chaikhana il “baluardo”. Di posti dove suonare la provincia ne offre sempre meno. Proprio in questo periodo ha chiuso un altro locale proprio a Teramo città e invece nelle Marche sembra che per fortuna le cose vadano meglio, così dice l’amico di Ancona, salvo poi anche loro in un certo senso guardino oltre in confini marchigiani perché forse non
sappiamo guardare e coltivare il nostro giardino, come avrebbe detto Voltaire.

Il pubblico sembra tutto sopra gli “anta”, ma non è così. Ci sono anche “ragazzi” più giovani che scendono anche agli anni venti. Speranze ne abbiamo? Non lo so, ma abbiamo uno zoccolo duro oppure, per dirla meglio alla abruzzese, abbiamo la “coccia tosta”. Saluto amici un po’ qua un po’ la. Poi inizia il concerto altrimenti, come dice giustamente Antonello, si fa tardi. Non dico questo per l’età avanzata di alcuni, il lunedì lavorativo oppure la domenica sportiva, ma perché il suono imminente potrebbe scatenare qualche vicino e l’immancabile telefonata alle forze dell’ordine. Con Antonello ci sono Miriam Di Sabatino alla batteria e Marco Trentini al basso. Miriam è la partner di Antonello nei Pre-Cog in the BunKer, autori di tre album e un 45, che hanno girato per vari festival e concerti in Italia. Marco Trentini ha militato in molte band teramane tra cui spiccano senza dubbio gli Hidden Sins. Ed è proprio con questa band che inizia il sodalizio di Antonello con Marco, avendo suonato negli Hidden Sins per molto tempo, poi ritrovatisi entrambi successivamente negli Straker’s Nephews, ed ora a mescolare ulteriormente le carte soniche dei nostri con Miriam alla batteria.

Il concerto parte subito con un misto di atmosfere punk e blues profondamente rurale ma virato nell’essenza elettrica. Antonello scrive con essenzialità e coerenza da songwriter, voce che però assume toni più drammatici di un cantastorie, memore di un blues malarico zona Nick Cave della prima ora, momenti lennoniani ed echi suggestivi di Joe Strummer. Allo stesso modo si comportano il drumming di Miriam, essenziale e coeso con le ritmiche di Antonello, ed il basso di Marco che
armonizza con gli accordi e molto spesso butta benzina sul fuoco con intermezzi di armonici naturali distorti. C’è tempo per una godibilissima “Elvis” (in cui si nasconde Suspicious mind), un finale sempre più acceso che sfocia in un brano in cui risalta la scrittura di Antonello, un ritmo quasi swing di Miriam e le invenzioni space del basso distorto di Marco. Il tutto raggiunge un climax parossistico di grande impatto. Chiediamo il bis inutilmente, stroncati dal no secco (ma sempre molto gentile) di Antonello. Mi avvio verso l’auto consumando le ultime chiacchiere con un amico, dopo un brindisi collettivo consumato all’ultimo minuto al Chaikhana. Sappiamo che gli Hate on Canvas stanno per sfornare il loro primo lavoro. Domani è lunedì ma pesa un po’ meno: lo spazio per suonare le nostre idee musicali c’è ancora in qualche modo e non è solo un sogno nelle nostre menti.

(RoadtoRuin n.111)

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