Salve. Inauguro questa nuova rubrica, spero mensile, in cui vi parlerò dei vinili che ho sullo scaffale, di quelle canzoni, motivetti, suoni bizzarri e dolci melodie che girano a 45 oppure a 33 sul giradischi della mia stanza, nella mia mente, nel mio cuore e nelle mie viscere.
Oggi parliamo dei Grenadine e del disco vinile “Nopalitos”, preso dal mio scaffale e pronto per girare sul piatto. Poggiamo la puntina sui solchi.
La musica dei Grenadine è minimale eppure ricchissima di sfumature. La loro storia inizia nel 1991: Jenny Toomey (chitarre e voce), Mark Robinson (Chitarre e voce) and Rob Christiansen (batteria e chitarre) provengono tutti e tre da band differenti. Jenny Toomey è la leader e cantante degli Tsunami, band di rock indipendente che muove in quel periodo i primi passi e che produrrà quattro album fino allo “scioglimento” musicale e produttivo avvenuto nel 1998 (sembra che la band sia tornata insieme l’anno scorso). Mark Robinson è chitarrista degli Unrest, band di Washington D.C., attiva dal 1983 e che sforna ben sette album, di cui l’ultimo con la prestigiosa etichetta inglese 4AD Records, alternando pop minimalista e avant-garde sonico. Rob Christiansen è un musicista e ingegnere del suono, proviene dagli Eggs, band indie pop formatasi anch’essa negli anni 90.
Appunto, gli inizi degli anni 90. Finita l’era della “plastica tastierata” degli anni 80, sembra che il mondo improvvisamente si ricordi che esistono le chitarre elettriche distorte e la “rivolintrospezione” grunge ne è la testimonianza più lampante. La verità è che lo strumento non è mai andato in vacanza, ha solo covato nel sottosuolo tutti i germogli di Lou Reed di “Metal Music Machine”, le orchestre soniche di Glenn Branca e dei suoi figli artistici Thurston Moore e Lee Ranaldo, il chitarrismo pornoelettrico (porno ed elettrico nell’accezione di zozzo per il tipo di sound distorto) di Steve Albini e il punk hardcore americano che attraversa tutti gli anni 80 (Minor Threat, Husker du, Black Flag tanto per…).
I nostri tre eroi, Toomey, Robinson e Christiansen, sembrano fregarsene un po’ di tutto quello che li circonda o forse fanno solo finta, perché tra le pieghe delle loro armonie ci sono un sacco di dissonanze e poco rassicuranti malinconie melodiche. L’incrocio delle chitarre di Toomey e Robinson sono a dir poco esaltanti, qualcosa che dal punto di vista alchemico/sonoro rasenta una formula inaudita, probabilmente anche per l’uso da parte di uno dei due di una chitarra elettrica dodici corde. Per non parlare della voce suadente, con registri timbrici diversi e sempre ben dosati di Jenny Toomey, che si alterna e molte volte si “accoppia” nelle varie canzoni a quella più malinconica di Mark Robinson.
Il loro primo lungometraggio sonoro esce nel 1992 e s’intitola “Goya”. Niente a che vedere con il pittore, molto più semplicemente i nostri si immortalano in copertina con una serie di prodotti (bevande, scatolette di conserva e confetture di chissà cosa) vestiti di tutto punto alla maniera dei crooner degli anni 50. In effetti alla sommità dei vari prodotti chiamati “Goya” primeggia un vecchio microfono che ribadisce il legame con il periodo appena citato. Le ballate del disco sono tutte bellissime, le voci sempre coinvolgenti e le melodie molto riuscite. Menzioni particolari meritano la bellissima “Decca”, la tittle track “Goya”, la straniante “Pinky Tuscadero” a contraltare l’atmosfera “rilassata” di buona parte del disco, spazi sonori e silenzi che solo un’alchimia ben dosata possono produrre.
I nostri nel 1994 si ripetono per l’ultima volta con “Nopalitos”, che è poi un tipo di cactus usato per fare un piatto messicano, a cui i nostri dedicano la ribalta della foto di copertina. Loro, manco a dirlo, posano circondati dai vasetti “Goya” di Nopalitos vestiti al solito di tutto punto con lo sguardo sognante tipico delle fotografie da college americano anni 50. Il microfono da crooner è stato sostituito da un vaso di cactus.
Il vinile fu acquistato non ricordo quando, come e perché da Magellano che, alla scoperta di nuovi territori sonori da esplorare, ti porta a casa l’ennesimo mistero da svelare. Ed il mistero oltre che svelato è gradito: 12 tracce da ricordare, da centellinare negli ascolti, non perché si rovini il vinile, ma perché certi suoni vanno “gustati” come il Cardenal Mendoza. Si parte alla grande con “Mexico Big Sky”, si prosegue anche meglio con “Steely Daniel”, con un tempo sospeso che è controbilanciato dalla voce meravigliosa di Jenny Toomey. Dopo lo strumentale “Puddle”, arriva al piccolo trotto “What on Earth has happen to today’s youth?”, una ballata a due facce, il piccolo trotto appunto e le brevi esplosioni vocali ben riuscite e calibrate di Mark Robinson. “Note in his pocket” è fresca e svolazzante nel suo tempo terzinato che ricorda gli anni 50, quello delle jazz ballad al femminile. A rincarare la dose ci si mette Robinson a chiudere il lato con “Hell Over Hickory Dew”, gradevolmente gigioneggiando per circa tre minuti tra jazz e pazzoidi dissonanze minacciose.
Giriamo il lato, perché vi ricordo che con i vinili si gira il lato. Arriva per me uno dei due capolavori, “Speeding”, due accordi che diventano piacevolmente dissonanti e la voce di Jenny Toomey a cementare in maniera perfetta spoken word e melodie improvvise. In “Roundabout on a Tuesday” Mark Robinson fischietta in modo inquietante e, alla maniera di un cantante strappalacrime degli anni 30, chiede insistentemente ad una povera malcapitata di diventare la sua ragazza. “Drama Club” condensa tutto quello che c’è di spettacolare in questo trio: gli spazi sonori desertici, accordi, incroci di chitarra favolosi ed un timbro vocale femminile che ti sa parlare dritto al cuore.
Per non offendere Robinson dico che amo moltissimo anche la sua voce, soprattutto quando canta canzoni come “Barnacle”, un’altra bellissima ballata, intima e struggente. “Snik” è un esperimento che mescola le carte sonore di “Speeding” con loop e samples vari e la voce di Toomey che sgattaiola qua e là per il brano (non lo chiamo riempitivo perché non ha senso in un contesto simile). I nostri, dovrei dire Jenny Toomey, ci salutano con “This Girl’s in love with you”, la cui voce è filtrata e quasi strappata in una ballata disperata che chiede ardentemente l’amore che tutti meritiamo.
Vi assicuro che nessun vinile è stato maltratto, men che meno “Nopalitos” dei Grenadine. A presto per il prossimo vinile sullo scaffale.
(ottobre 2024 – RoadtoRuin n.117)

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