CUT live@Scumm 06.04.2024

Una via piena di traffico quella dello Scumm di Pescara, via delle Caserme. Traffico di esseri umani alla ricerca del sabato sera. C’è chi mangia, chi beve, chi parla, chi balla, chi passeggia. Giovani e meno giovani alla ricerca di qualcosa che non so se chiamare svago o cazzeggio.

Noi cerchiamo i CUT. In concerto non li vedo dal? Non ricordo, forse il 2016 ma la memoria è labile in questo caso. Credo fosse in un paesino della provincia di Teramo. Non vado allo Scumm dal 2019, quando vidi, ascoltai e ballai fino allo sfinimento al concerto dei Not Moving, con tanto di maglietta finale. Nei pressi del locale si aggirano Felix dei Garudas, Danilo della Bau band, Dom rinomato fonico, Molecola anch’esso fonico che indossa degli occhialini da intellettuale e parlotta a destra e a manca, Gigi chitarrista psycho-Syd Barrett che al solito è il più figo di tutti.

Nel corso di via delle Caserme si agita un missaggio poco sotto controllo di voci umane, musiche di vario tipo a cui si aggiunge anche lo Scumm con il gruppo che precede i CUT, i Gizu. Non entro subito per sentire il gruppo di apertura più che altro perché mi fermo a parlare prima con Ferruccio Quercetti, poi con Carlo Masu che portano avanti il trio sempre con lo stesso spirito ed avventura. Hanno cambiato cinque sei volte batterista, fatto centinaia di concerti in giro per l’Italia e l’Europa continentale e l’Inghilterra da dove provengono freschi di un tour di due settimane. La loro ultima fatica discografica s’intitola “Dead City Nights”, tredici brani che confermano la bontà della loro musica, sempre diretta, intrisa di blues e punk, veloce e monolitica come il cemento armato.

I CUT cominciano caricando il pubblico con i pezzi dal nuovo album (tra le altre la bellissima intro del disco “They Got Beat”, “Raping my mind” che ricalca lo spirito oscuro di alcune loro ballad, “I Ain’t Got You” divisa in tempi diversi a stabilire riff di chitarra e drammatiche virate vocali, “A Simple Lie” con il tempo che si aggroviglia su se stesso a diventare una sorta di voodoo-twist). Botta e risposta tra chitarre, Carlo e Ferruccio che si alternano a cantare e a turno scendono dal palco tra il pubblico per incitarlo ad unirsi alla festa sonora in atto, guardandosi attorno in una danza ritmica scandita dai manici delle loro chitarre. Carlo si precipita per l’ennesima volta tra il pubblico per effettuare il suo ormai classico esperimento alla Iggy Pop: mentre canta asta alla mano l’incipit di “Sixty Notes”, due volontari tra il pubblico lo sollevano dalle piante dei piedi rendendolo per un momento il re della pista da ballo, salvo poi lasciarsi cadere a terra e continuare a suonare imperterrito. “Wrong Black City”, “Annihiliation Road”, “She gave me water”, alternate ai brani del nuovo lavoro per concludere con la vera e propria festa finale di “Nightride”: tutti sul palco a saltare sul ritmo incalzante della batteria, la chitarra wah di Ferruccio ed uno spettatore/spettatrice che Carlo investe del ruolo di nuovo chitarrista. Il rock and roll è semplice e gioioso. I CUT hanno apparentemente sempre rispettato questa regola con uno show pieno di coinvolgimento, salvo essere molto ma molto di più in quanto a talento, qualità sonore e stilistiche nei loro brani. Proprio per queste qualità, un concerto dei CUT è qualcosa da vivere sempre con gioia e trasporto oppure da gustare stando appoggiati al muro godendo della loro musica come ho fatto io.

(Maggio 2024 – RoadtoRuin n.113)

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